La vita di Adele – Capitoli 1 & 2 (fr. La Vie d’Adèle – Chapitres 1 & 2) – Abdellatif Kechiche, Francia 2013

La vita di Adele ha tutti quegli elementi che io amo nel cinema: tematica adolescenziale, contenuto forte e non messo in secondo piano dalla tecnica, sospensione di un giudizio morale borghese o ‘’modaiolo’’, realismo, finale aperto ecc. E’ proprio uno di quei film che riesce a mantenersi nella realtà, senza divenire banale, e allo stesso tempo a scandagliare le sottigliezze del sentimento. Di film che riescono ad indagare l’innocenza ma anche la malizia (positiva), la curiosità dell’adolescenza non ce ne sono molti; Kechiche fa leva soprattutto su quel sentirsi diversi nell’adolescenza che non significa omosessualità, almeno non solo quella, come cercherò di far capire. Non è facile far percepire intensamente quel bisogno di essere colmati, lo stupore e la paura verso le cose; insomma quel sentire proprio di un’indole sensibile che si affaccia alla vita. Si tratta di un contrasto con l’ambiente circostante avvertito da taluni adolescenti che hanno una maturità mentale più avanzata rispetto a quella biologica; un tipo di pensiero-sentire appunto dissonante rispetto a quello dei coetanei.

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Nel film l’omosessualità non è descritta secondo i cliché ormai stereotipati e superficiali che di solito ci vengono proposti dai vari media; certo nella pellicola sono mostrati anche quelli ma se ne prende il distacco. Mi pare che l’omosessualità sia trattata – a prescindere dall’essere gay o meno – come un particolare sentire dell’essere. Un sentire vibrante che la macchina da presa registra perfettamente nei volti, anche quando ingoiano bocconi in modo invitante; nelle micro espressioni fisiognomiche dei piccoli ma significativi movimenti di lembi di viso: quasi dei luccichii di emozione e sensibilità.

Uno dei primi incontri con la ragazza che frequenta l’accademia delle belle arti, non ha bisogno di artifici cinematografici iperrealistici o innaturali per registrare l’emozione di Adele: le due ragazze prima si incrociano, senza nessun tremolio o rumore di sottofondo amplificato, successivamente vediamo l”’imbambolamento” nel traffico da parte di Adele.

Nel film vengono descritti bene i vari tipi di emozione e di reazione di Adele. La simpatia della ragazza nei confronti del suo primo ragazzo, che è appunto simpatico, spontaneo ma non maturo a quel tipo di sentimento di cui vorrebbe essere colmata Adele. E forse – seppur buono e bello – il ragazzo si fermerà a quel tipo di maturazione alla quale in genere si fermano la maggior parte degli uomini e che d’altronde sembra adattarsi bene alla maggior parte delle ragazze (carino, ancora meglio che non sia violento: ”mi basta così!”). Lo scoppio di pianto di Adele, dopo l’esperienza deludente con il ragazzo, è trattato molto bene, visto che non è riferito alla specifica situazione ma è uno sfogo di quell’emozione trattenuta nei confronti della ragazza con i capelli blu. E ancora questo pianto sarà declinato successivamente – quando Adele verrà scacciata da Emma – come il velo che scopre il tradimento ma anche come il pianto della bambina abbandonata.

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Nel film si vedono anche dei bambini – la stessa Adele è la bambina dalle lacrime facili e alla quale altrettanto facilmente cola il naso nell’emozionarsi. Il voler fare la pedagoga contrasta con le aspirazioni artistiche di Emma, ma ognuno ha la propria vocazione. Pure Emma – che alle compagne di Adele pettegole, pregiudiziose e violente (magari per nascondere un’omosessualità latente) appare come un ragazzaccio – è trattata bene nelle sue molteplici sfaccettature; Adele, nonostante le sue compagne, la segue spontaneamente. In fondo Emma, pur rappresentando la parte maschile della relazione, ha l’animo femminile che desidera avere dei bambini, che si incanta di fronte all’adolescenza tenera di Adele. I loro primi incontri non sono un tuffarsi nel succo di un frutto già maturo, infatti il sesso verrà dopo. Prima Adele, sotto gli sguardi di Emma, matura delicatamente (ma mai del tutto) in quel giardino d’autunno e in quel prato in cui le due ragazze stanno insieme. E maturazione significherà per Adele – sdraiata sul prato con lo sguardo rivolto alle pelle di Emma e al cielo – anche rendersi conto di essere felice in quel momento.

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Il film non esplora (solo) la psiche omosessuale, infatti quel tipo di sentire può essere comune ad entrambi i sessi e a prescindere dall’orientamento sessuale. Forse Emma diverrà più maschile nell’ambizione professionale, anche se prima cercava di invogliare Adele verso sbocchi meno pratici di quelli del ‘’fare la pedagoga’’. Ancora Emma sarà più maschile nello scegliere alla fine la donna madre, ma conserverà il sentimento di tenerezza materna verso Adele.

Il sesso è trattato in modo significativo e una delle frasi chiavi del film è quella pronunciata dal ragazzo – nel locale gay – che dice ad Adele che ‘’l’amore non ha sesso’’. La vita di Adele non è uno di quei film che ha bisogno di spiattellarti una scena di sesso per farti aumentare il battito cardiaco momentaneamente e lasciandoti poi insoddisfatto; o, come in certi casi, il sesso non è uno stratagemma per sopperire all’incapacità di suscitare un’emozione autentica, non artefatta. Insomma il sesso non è impiegato come una furberia fisiologica per eccitare il sentimento. Nonostante ciò La vita di Adele mostra lunghe scene di sesso senza nascondere nulla, ma allo stesso tempo gli spezzoni non sono pornografici. In fondo il sesso continua ad essere il prolungamento di quell’emozione che si instaura a prescindere tra le due ragazze, di quella ”confusività” e di quell’appagamento in cui Adele si fa sprofondare nei confronti di Emma. In questo senso è significativa la scena all’interno del locale delle lesbiche: l’incontro tra le due ragazze non si riduce a un mero approccio tra omosessuali, ci viene invece mostrato il meccanismo di idealizzazione dell’altro che si verifica talvolta nell’adolescenza, a prescindere che si tratti di un confronto con qualcuno del nostro stesso sesso o meno. Adele si sta perdendo in Emma – magari anche a noi è capitata la stessa situazione quando eravamo adolescenti – finché l’incanto non viene rotto dall’avvento del lato frivolo delle amiche di Emma. Anch’esse rappresentano il diverso, ma un altro tipo di diversità da quella che cerca Adele. Ci si rende conto di ciò anche dal fatto che Adele accetta la sua omosessualità, ma pur partecipando ad una parata gay non si trova completamente a suo agio con quel tipo di ostentazione. Inoltre, il rifiuto di un certo tipo di esibizionismo lo si nota anche quando Adele declina le proposte di Emma riguardo al ”professionalizzare” le sue emozione espresse tramite la scrittura. Quindi il film non tratta delle tematiche propriamente omosessuali ma in generale umane. E’ lontano da quel tipo di orgoglio gay che per uscire dalla ghettizzazione si formalizza in un’ostentazione superficiale e frivola – forse spesso in contrasto con una certa sensibilità anche propriamente gay.

Ritornando alle scene di sesso, a mio parere, sono trattate bene anche grazie all’eliminazione dell’elemento maschile, di una certa connotazione dell’elemento maschile (”membro”), che come da stereotipo dovrebbe essere un datore di ”sesso sbrigativo” o, ancora come da altro stereotipo, rischiare di cadere nel sentimentalismo delle effusioni amorose. In La vita di Adele il sesso, pur essendo un’emozione, non viene idealizzato eccessivamente e anche se mostrato non diviene sporco. Inoltre, come dicevo sopra, le scene non danno quell’insoddisfazione tipica del voyerismo. I corpi sono veri, vicini e lo si sente dai respiri, lo si vede dalle vibrazioni orgasmiche. Le scene di sesso, allo stesso tempo mistiche e passionali, si concludono – anzi si acquietano con naturalità – come se fossero poggiate su quel giardino d’autunno delle scene precedenti. Dunque non lasciano insoddisfatti, come se l’incantesimo dovesse sparire insieme all’orgasmo.

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Altra cosa significativa mi pare la misticità di Adele nel donarsi completamente ad Emma, sia nelle pose artistiche, sia nel sesso. Spesso nel rapporto sessuale uomo-donna, al maschio manca il saper assecondare la misticità della compagna – anche se ora l’eccessiva mascolinizzazione di certe donzelle sta sovvertendo il tutto. Nel senso che di solito (ma non necessariamente) l’uomo deve essere sì potenza che fa esplodere ”il fare l’amore”, ma il piacere femminile – meno limitato fisiologicamente – tende ad avere una maggiore propensione verso l’infinito. Quindi la mentalità maschile stereotipata è come se lanciasse la donna in un volo ma poi, terminato l’orgasmo, la lasciasse da sola in quell’infinito o la facesse crollare di nuovo nel mondo, senza offrirle ancora delle ali o un abbraccio su cui posare – riconosco che nel cercare di descrivere questo ultimo punto di vista posso essere facilmente contraddetto, infatti non ho a mia disposizione l’arte della macchina da presa di Kechiche né tanto meno sto cercando di abbozzare i personaggi di un romanzo; ergo solo la visione del film può rendere conto di questa prospettiva che mi sembra essere stata assunta dal regista, specificatamente al tema trattato. Sorvolando su queste osservazioni, la pellicola va al di là dell’essere gay o meno, non è settaria e ci si può riconoscere a prescindere dalla propria collocazione di genere.

Anche il penultimo incontro tra le due ragazze – nel bar – è significativo perché rivela un certo lato dell’indole di Emma, quello che la porta a cercare lo stupore dell’adolescenza nella fanciulla Adele. Tuttavia, allo stesso tempo la scelta di Emma è ormai indirizzata verso qualcosa di diverso da quell’amore sbocciato mentre cadevano le foglie nel giardino di autunno. Ora il loro ultimo toccarsi è solo sensualità carnale e in Emma di tutte le sfaccettature del sentimento forse è rimasta solo la tenerezza.
Bello il finale aperto che, nonostante le direzioni opposte dei due personaggi (Adele e l’arabo), forse lascia aperta una possibilità alla speranza di ritrovarsi.
Renzo Demasi