La nostra epoca (The Present Age, 1846) – Sören Kierkegaard

Trapped in a prism, in a prism of light
Alone in the darkness, darkness of white
We fell in love, alone on a stage
In the reflective age
Entre la nuit, la nuit et l’aurore.
Entre les royaumes, des vivants et des morts.
If this is heaven
I don’t know what it’s for
If I can’t find you there
I don’t care

La nostra è un’epoca essenzialmente ragionevole, riflessiva, senza passione, che avvampa fugacemente d’entusiasmo e sverna sagacemente in indolenza.

[…]

Dove lo trovi più un uomo il quale compia solo una volta una gran follia? Neanche un suicida oggidì la fa finita per disperazione, ma vaglia il passo così a lungo e così assennatamente da soffocar dal senno (per cui potremmo addirittura dubitare se merita davvero il nome di suicida, essendo stato soprattutto il vaglio a togliergli la vita). Non si trattò di un suicidio premeditato, quanto di un suicidio da premeditazione.

La nostra epoca è un testo di Kierkegaard del 1846. Sostanzialmente le epoche che vengono descritte e contrapposte dialetticamente sono due: l’epoca della rivoluzione (o l’epoca appassionata) e l’epoca della riflessione. Alle due epoche corrispondono appunto delle diverse attitudini psico – spirituali degli uomini che vi vivono. La prima – antecedente appunto al tempo in cui Kierkegaard scrive – è un epoca contrassegnata dalla passione, da un rapporto con se stessi produttivo e che si traduce in azione. La seconda, invece, è l’epoca in cui l’eccesso di riflessione finisce per smaterializzare ogni agire: l’azione non ha luogo ma si vagliano tutte le possibilità dell’agire finché il vaglio delle molteplici alternative vanifica ogni reale intervento; le varie supposizioni sui vari ed eventuali modi d’agire si traduce in dei simulacri, in dei riflessi di quello che dovrebbe essere l’evento reale. Così si preparano i vari proclami, i vari comunicati, si crea un attesa che non si concretizza in un nessun accadere. Nell’epoca della passione, l’individuo con la sua idea trova l’impulso ad agire e a questi, in seguito, si uniscono altri individui che nel proprio intimo hanno coltivato la stessa passione. Diversamente nell’epoca della riflessione, in cui esiste l’abilità della forma ma priva di contenuti, il singolo si dissolve nell’insignificanza del pubblico: entità astratta, quest’ultimo, che formula riflessioni anonime e livellanti. In tale contesto, l’individuo di carattere – che nell’epoca della rivoluzione veniva riconosciuto come eccellenza sia dai suoi sostenitori, sia dai suoi avversari – finisce per essere un rilievo che deve essere limato perché il livellamento si possa compiere.

Non importa quale sia il contenuto della voce che si distingue dal brusio del pubblico e passa all’azione: la si osserva, la si irride, ci si beffa del fatto che il singolo abbia deciso di agire; tutte le riflessione appunto nascono da un mero punto di osservazione e di supposizione non tradotto in nessun agire.

Azione e decisione sono oggigiorno rare quanto il gusto rischioso del nuoto in coloro che nuotano toccando.

[…]

Se il tesoro bramato da tutti giacesse in là su una lastra esilissima di ghiaccio, sotto la guardia dunque di un repentaglio tale da rendere l’uscita un azzardo mortale, […] in un’epoca appassionata la folla acclamerebbe giubilante il coraggioso che si azzardasse fuori, tremerebbe per lui e con lui nel frangente della decisione, lo piangerebbe se affondasse, lo idolatrerebbe se ottenesse il tesoro. In un’epoca riflessa e senza passione le cose andrebbero ben altrimenti. Riconoscendo vicendevolmente vicendevole prudenza, si converrebbe ragionevolmente tutti che non varrebbe no la pena spingersi così fuori, anzi sarebbe irragionevole e ridicolo; e poi si trasformerebbe l’avventura dell’entusiasmo in un esercizio di bravura tanto per fare qualcosa, ché qualcosa ‘’va pur fatto’’. Si andrebbe dunque là, da un punto sicuro di apprezzamento con aria da intenditori il talento di pattinatori, che sanno sfiorare il margine estremo (sin dove, ovvero, il ghiaccio è ancora sicuro e il pericolo non ancora iniziato) e poi curvare. Uno tra essi è particolarmente progredito, sa addirittura prendere giusto all’estremità del margine un ulteriore slancio ingannevolmente allarmante, sicché gli spettatori griderebbero: ‘’Santi numi, è pazzo, ci rimane!’’. Ma to’, era così eccellentemente progredito da saper curvare con tempismo perfetto all’estremità ultima del margine, ossia dove il ghiaccio è ancora totalmente sicuro e il pericolo mortale non ancora iniziato! Proprio come a teatro, la folla lo applaudirebbe e acclamerebbe, tornerebbe indietro stringendosi attorno al suo eroico artista e lo onorerebbe di un lauto banchetto. La ragionevolezza sarebbe prevalsa al punto da trasformare il compito stesso in un esercizio irreale e la realtà in un teatro.

Nell’epoca della riflessione si attiva una sorta di flusso di pensiero sterile che nell’incontro tra i soggetti riflettenti si traduce appunto in ‘’chiacchiera’’. Il pubblico con la sua voce anonima parla di tutto, o meglio , chiacchiera di tutto. Non esiste più quella separazione tra il raccogliersi intimo dell’individuo e il suo agire nel mondo. La riflessione interna dell’individuo passionale trova un ordine e sfocia nella decisione perentoria dell’agire (escludendo la moltitudine delle possibilità paralizzanti).

L’epoca della rivoluzione è essenzialmente appassionata; per questo non ha abolito il principio di contraddizione. Può divenire buona o cattiva, e qualunque via prenda, l’’impetus’ della passione è tale da segnarlo sempre, mentre la traccia dell’azione marcherà il progresso o lo scarto. Bisogna decidere; ma ciò a sua volta è la salvezza, in quanto ‘’decisione’’ è la parolina magica che l’esistenza rispetta. Quando invece l’individuo rifiuta di agire, l’esistenza non può soccorrerlo. Essere come quel re Agrippa a un pelo dal credere o dall’agire, è lo stato più estenuante che uno possa immaginare, se vi permane a lungo.

Inoltre l’individuo passionale che sa coltivare da sé la propria interiorità sa allo stesso modo tenerla distaccata dall’esterno, cosicché costui, seppur immerso nella moltitudine saprà adattarsi al discorso di circostanza senza confondersi con esso. Invece nell’epoca riflessa la riflessione interiore viene tutta proiettata all’esterno, non sapendo trovare un rapporto individuale con se se stessi, con l’idea, si sentirà il bisogno di sostituire al dialogo interiore un’infinita chiacchiera che su tutto insinua e suppone seppur non realizzando nulla.

Kierkegaard si sofferma ad analizzare molte altre caratteristiche e sfaccettature delle rispettive epoche che naturalmente non starò ad elencare. Tuttavia, vorrei riportare un esempio che al filosofo serve ad illustrare la differenza tra il decoro dell’epoca delle passioni e la rozzezza dell’epoca riflessiva. Mi preme riportare questo passo – seppur sono cosciente di deviare un po’ dalla direttiva del discorso dello specifico testo – per sottolineare come, nonostante io fatichi ad accettare l’esito finale del filosofia di Kierkegaard, le sue considerazione non possono essere tacciate di quel moralismo caratteristico del credente bigotto. Mi spiego meglio e sinteticamente. Sostanzialmente Kierkegaard è un filosofo che, come Nietzsche, predilige l’individuo: ne studia i suoi sommovimenti spirituali, le sue crisi e le sue angosce di fronte alle alternative esistenziali, la sua disperazione nella mancanza di possibilità. In La malattia mortale Il discorso di Kierkegaard è una puntigliosa descrizione della psicologia del cristiano e dell’uomo in generale, appunto perché il primo si differenzia dal secondo solo nell’esito finale della sua disperazione. Il soggetto, entrando in un profondo contatto con se stesso, fa l’esperienza della disperazione di un essere che si accorge di non essersi potuto porre da se stesso, di non essere il suo unico determinate. Da qui la disperazione di voler essere assolutamente se stesso (come esso stesso avrebbe voluto essere) o non voler essere assolutamente se stesso (non volere essere così come è stato posto). Non essendoci la possibilità – almeno secondo Kierkegaard – di autoporsi, il vero cristiano, che ha fatto l’esperienza della disperazione, si ritrova come individuo unico di fronte a Dio e in Dio trova la sua salvezza e la sua ultima possibilità. Sarebbe interessante continuare il discorso sulle considerazione del filosofo relative all’eterna dannazione del voler essere assolutamente se stessi o non voler essere assolutamente se stessi, sul bisogno ad esempio di mantenere – in una condizione esistenziale disperata a cui, da soli, non si può porre termine – una vitalità nel demoniaco, nel peccato e appunto nella ”reprobità” di fronte a Dio, pur di non dismettere il proprio orgoglio e cedere alla remissione dei peccati. Insomma tutte le conseguenze del non accettare di essere stati posti da qualcuno al di sopra di noi, seppur questo Dio tramato teologicamente, come dimostrerà magistralmente Nietzsche , saprà, ‘’facendosi uomo’’, suscitare la nostra pietà verso di lui, neutralizzando ogni nostro istinto vitale ed autodeterministico, ogni contrapposizione dialettica con Dio. In questa infinita disperazione, ormai, anche se fosse concessa all’individuo la possibilità di porsi come esso stesso avrebbe voluto, continuerà lo stesso a perseverare nella sua condizione dolorosa pur di non accettare una concessione.

Quello che mi preme sottolineare è che i vari passaggi che conducono all’esito finale della filosofia di Kierkegaard sono caratterizzati da una meticolosa indagine sulla psicologia del disperato. Dell’uomo che, distaccatosi dalla massa, fa esperienza della proprio tormento interiore e che, a prescindere se rimarrà peccatore o meno, si sarà comunque distinto, avrà preso coscienza della disperazione insita in ogni uomo. Disperazione che quando rimane latente produce – ritornando a La nostra epoca – l’insignificanza e la chiacchiera di quell’entità astratta che è il pubblico. Vengo dunque al passo che avevo scelto per dimostrare come nella prospettiva del filosofo ogni ardore – a prescindere che abbia come esito finale Dio o meno – è valutato positivamente. Quindi l’epoca rivoluzionaria, pur essendo l’epoca dei rivolgimenti, sa mantenere un suo decorum, una forma di rispetto per il sentimento autentico, inoltre, non rifugge in futili giustificazioni per motivare la sua mancanza di ardore.

Così, quando l’epoca rivoluzionaria tollera un legame con una donna sposata, malgrado questo falso concetto ha tuttavia un concetto di ‘’decorum’’. La liceità del legame, riflessa nella sua illiceità, si esprime perciò nel fatto che il ‘’decorum’’ esige segretezza. Tale segretezza testimonia a sua volta che il legame stesso, essenzialmente appassionato sotto il sigillo del silenzio, soddisfa i due. Elimina la passione, e sparisce pure il ‘’decorum’’: il legame non avrà probabilmente corso, ma se ne discorrerà. Anche se quindi l’epoca rivoluzionaria volle abolire la forma del matrimonio, non abolì il contenuto dell’innamoramento, e proprio perché così c’è una passione vera, rimane anche un ‘’decorum’’.

[…]

Chiunque ha fallacemente puntato a guadagnare ragionevolezza abnorme cedendo facoltà di volere e passione di agire, è perciò fortemente incline a puntellare l’insussistenza propria con svariate considerazioni preliminari che avanzano a tentoni, e diverse considerazioni postume che chiosano l’accaduto. […] Come il vecchietto mette una mano a sostegno del dorso e fa perno con l’altra su un bastone, così la ragionevolezza abnorme si sostiene con la riflessione chiosante – e perché? Precisamente perché non si è agito. Invece del bimbo divino della decisione tacita e laconica, la generazione partorisce un infante supposto dell’intelletto, che sa le sue cose a menadito.

 

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44 thoughts on “La nostra epoca (The Present Age, 1846) – Sören Kierkegaard

  1. Ciao Renzo,
    ci sarebbero un sacco di cose da dire a proposito di questo articolo per me interessantissimo (che è anche un elogio della passione pubblicato la vigilia di san Valentino!)
    Intanto, che il testo di Kierkegaard, pur essendo scritto più di centocinquant’anni fa, si attaglia perfettamente alla nostra epoca, in cui prosperano la chiacchiera e l’esternazione immediata mentre latita la passione – come emerge, almeno secondo me, dal primo video: quelle maschere! non più individui sanamente reattivi ma manichini dai movimenti “mediati”. Il secondo video mi sembra mettere l’accento (ma magari mi sbaglio completamente) sulle strategie poste in atto per suscitare passioni artificiali e insane in una massa incapace di creare essa stessa passione, ma che in qualche modo ne avverte il bisogno e la mancanza.
    E qui ho la prima domanda: non pensi che, nella prima metà del Novecento, fascismo e nazismo (ma non il franchismo, che secondo me ha in comune con gli altri due soltanto l’anticomunismo radicale e la prassi dittatoriale) siano stati precisamente un modo di reagire al predominio della riflessione? Azione a qualunque costo, cambiare fattivamente le cose, andare al di là della chiacchiera (ad esempio parlamentare – sia in Italia che nella repubblica di Weimar il parlamento si trovava praticamente in una situazione di stallo). Non stupisce che il nazismo si ispirasse a un mal interpretato Nietzsche: l’orrore della stasi che leggo qui in Kierkegaard non mi sembra tanto diverso dalla posizione di Nietzsche in “Sull’utilità e il danno della storia per la vita”, dove il relativismo storico è visto come la causa principale di un mancato “prendersi sul serio”, dell’incapacità di aderire pienamente a un oggetto, cioè di nutrire una passione.
    Non credi insomma che questa difesa a spada tratta della “rivoluzione” (non dimentichiamo che il fascismo si concepiva inizialmente come rivoluzione) da parte di Kierkegaard possa celare qualche pericolo?
    Grazie per l’articolo illuminante e a presto

    Elena

    • Per risponderti in modo preciso dovrei avere una conoscenza puntuale dei fatti storici e anche del testo di Nice che citi, solo allora potrei dare un’interpretazione, anche se non pienamente condivisibile, almeno tendente all’obiettività. Quindi cerco di risponderti brevemente solo in base a qualche mia conoscenza.
      Per quanto concerne la storia tedesca e l’avvento del nazismo, sicuramente contano le riflessioni filosofiche, le ricerche dell’eugenetica – deriva della scienza che tra l’altro sembra non derivare propriamente dal razzismo – ecc. Si è soliti considerare anche le sanzioni di guerra e il debito della Germania nei confronti di Inghilterra e Francia, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, come un fattore determinante della crisi economica e degli esiti politico-sociali della Germania.
      Collegandomi a questo ultimo punto vorrei brevemente segnalarti il testo ”Da Caligari a Hitler. Una storia psicologica del cinema tedesco” di Kracauer. In pratica l’autore in questo studio prende in esame soprattutto il cinema tedesco degli anni Venti: cinema espressionista, kammerspiel e nuova oggettività.
      Queste tre categorie di film sono quelle usate per portare avanti la sua tesi, ma oltre a queste analizza brevemente il cinema delle origini tedesco, inoltre in modo analitico alcuni documentari nazisti dell’Ufa.

      L’analisi del sociologo\teorico del cinema tedesco è una sorta di psicanalisi fatta attraverso le immagini filmiche e le trame dei relativi film. In sostanza, secondo Kracauer, nel cinema tedesco, in particolare in quello espressionista, possono essere ravvisati dei simboli, dei personaggi, delle situazioni che come il sogno rimandano a un significato latente che può dirci qualcosa sullo sviluppo futuro dell’inconscio, sulle dinamiche del profondo, che determineranno l’adesione dei tedeschi al nazismo.
      Ritornando a quanto ho accennato sopra sulla Germania postbellica, secondo Kracauer, la situazione politico-economica causò una sorta di risentimento nella borghesia tedesca. Le sanzioni di guerra contribuirono a impoverire la classe media determinando una crisi e una politica di austerità. Ecco allora che il cittadino tedesco sentendosi colpito finì per chiudersi in se stesso e la frustrazione gli fece partorire dei mostri. Così sulla pellicola si materializzarono figure mostruose, personaggi come il Dr. Caligari, Nosferatu, Golem, automi vari ecc. Esse sono in vario modo figure che non potendo ricevere né donare amore trasformano la loro frustrazione in odio e\o in volontà di controllo\ipnosi sul mondo e sulle altre persone. Nelle situazioni vissute da questi personaggi sono ravvisabile quindi, in anticipo, il sadismo, il masochismo e altri tratti del nazismo. In Germania, in quel periodo, nonostante la crisi, il cinema era in ascesa, e gli spettatori fruivano queste immagini.

      Il cittadino tedesco sentiva, oltre alla frustrazione, il caos in cui era crollato il suo mondo e allora dentro di sé invocava l’autoritarismo, la tirannide per mettere nuovamente ordine in questa situazione. Kracauer analizza in taluni film alcune figure, simboli e situazioni che rimandano a questo bisogno di assoggettamento ad un potere forte.
      Come dicevo sopra Kracauer, oltre a i film espressionisti e alle loro ombre emotive, analizza anche i cosiddetti Kammerspiel e quelli della Nuova oggettività. Si tratta di pellicole che rimandano, tra l’altro, alle stesse tematiche e alle stesse frustrazioni dell’espressionismo, solo che sono ambientati nella contemporaneità e quindi parlano in modo non fantasticamente traslato della situazione sociale delle Germania. Sono storie familiari che esplodono in tragedie, situazioni in cui vengono messe in risalto le conseguenze della recessione ecc .

      Riguardo a Nice, ho letto alcuni suoi testi, ma mi manca quello a cui accenni.
      Nice è un filosofo che ha varie fasi nella sua vita e anche nella stessa opera. Da ex-entusiasta del romanticismo (del sentimento), lo nega e arriva a proibirsi addirittura l’ascolto della languida musica romantica. Smaschera senza pudicizia ogni sublimazione dell’istinto e ogni pseudo-morale. Invoca la scienza contro il sentimento religioso che vuole assurgere a verità assoluta, pur essendo un ‘’mero’’ sentimento intimo. Rifugge ogni filosofia analitica, ogni idealismo e filosofia morale, sapendo che l’uomo è essenzialmente un (bruto) animale istintuale e molti dei suoi valori in realtà non sono tali ma dei dei compromessi, degli opportunismi celati ecc. Invoca così un uomo nuovo, un oltre-uomo (meglio della traduzione super-uomo) che agisca al di là del bene e del male (convenzionalmente intesi). Ecco allora che, sebbene i testi del filosofo possano essere interpretati e fraintesi, non sono un incitamento ad azioni sconsiderate, a furori di masse in preda a un abbassamento del livello mentale, semmai il contrario.

      Inoltre filosofi come Nice e Kierkegaard, sono stati acuti psicologi. Il primo, come spesso ribadito, fu un anticipatore delle teorie freudiane, il secondo un anticipatore dell’esistenzialismo. Nice, a sua volta, si rifà a Dostoevskij . Quest’ultimo, addirittura è un teorico della stupidità, dello scontato che vi è nell’uomo ordinario, nella persona pratica e d’azione: tali soggetti ‘’riescono’’ nel viver mediocremente solo perché mancano dell’autocoscienza dell’uomo ‘’straordinario’’, del soggetto che riflette.
      Anche Kierkegaard vede nella riflessione, in particolare in quella che porta alla disperazione, una possibilità di ulteriore sviluppo dell’umano. Quindi anche Kirkegaard svaluta l’uomo ‘’ordinario’’, in quanto costui non fa nemmeno la minima esperienza della disperazione, o anche se la fa non la porta del tutto a coscienza. Molti sono gli uomini comuni che vanno avanti solo perché non hanno un retro-pensiero, un pensiero parallelo\ossessivo\disturbante rispetto all’azione, spesso banale, che stanno compiendo. Costoro, senza passione, sono capaci di riprodurre e banalizzare tutto, di creare un riflesso, un’imitazione dell’autentico. Senza trascurare il fatto che dietro i loro ipocriti proclami celano istinti vili.

      Ecco allora che la ‘’Nostra epoca’ è una critica all’irrisione, alla chiacchiera che valuta senza schiodarsi dalla sua posizione comoda, che, priva di sentimento, è capace di valutare la passione solo come un gioco infantile, come se fosse qualcosa che essa stessa ha superato…Che riflette e giudica sulla base di pregiudizi e luoghi comuni… Che splendidi e lucenti diamanti pazzi invece sono gli gli idioti e gli ossessi di Dostoevskij!

      Per quanto riguarda il video dei Chapel Club, l’ho messo ironicamente, visto che Kierkegaard , come ho accennato nel post, ha analizzato la condizione della disperazione che si perpetua e non sfocia in nessuna risoluzione… Anche se, almeno nel video, la fanciulla sembra con la sua danza beffarsi di qualsiasi risoluzione :-).

      Per quanto concerne il video degli Arcade Fire, si tratta della traccia di apertura del loro penultimo album, Reflektor . Esso prende le mosse principalmente dal mito di Orfeo ed Euridice, ispirandosi soprattutto alla versione di Marcel Camus nel film ‘’Orfeo negro’’ (ne ho parlato qui https://renzodemasi.wordpress.com/2013/12/16/orfeo-negro-pt-orfeo-negru-fr-orphee-noir-marcel-camus-francia-italia-brasile-1959/ ), inoltre dal testo filosofico di Kierkegaard di cui stiamo trattando. A partire dal suddetto mito, ma non solo, la band elabora un discorso sui sentimenti, sul modo di esprimerli nella nostra contemporaneità, basata soprattutto su un surrogato patinato, riflesso di quello che sarebbe un autentico sentire, sul cinismo della comunicazione virtuale, sulla scomparsa (come avviene con Euridice) di quello stesso riflesso quando lo si cerca di osservare meglio ecc.
      Sul video ci sarebbero tante osservazioni da fare, magari lo faremo più in là. Quegli uomini che si flettono e ”riflettono” richiamano, tra le altre cose, anche il dipinto che ho messo all’inizio dell’articolo.

      Ancora su istinto e riflessione, azione e stasi ecc. ci sarebbe altro da dire e ancora gli elementi di questa diatriba verrebbero nuovamente ricombinati. Basta ad esempio concentrarsi un po’ su di un aspetto della categoria per eccellenza del sentimento, ossia sul romanticismo. Capita che per spiegare l’attitudine spirituale\mentale dell’uomo romantico, si contrapponga ad esso l’uomo classico. Quest’ultimo è uomo che agisce in armonia con la natura, insieme ad essa scorrono i suoi impulsi in modo spontaneo, senza particolari attriti (certo ci sono figure come quella di Antigone, ma anche di altri personaggi della tragedia greca che hanno una sensibilità già romantica); pensieri ed azioni in questo ‘’uomo naturale’’ sono una sola cosa. Al contrario l’uomo di sentimento, l’uomo romantico è un uomo riflessivo, è l ’Amleto shakespeariano. Ecco come sono cambiate le cose: l’uomo sentimentale ora riflette, si blocca. Costui è passionale ma vede il mondo che lo circonda solo come un simbolo, un riflesso di ciò che è differito a dopo la morte; ne consegue che quest’anima in esilio non può esperire, vivere pienamente la sua passione infinita in un universo finito.

      Credo di aver chiacchierato abbastanza :-),
      Renzo

      • Risposta generosa e stimolante, come pure il resto della discussione che leggo solo adesso.
        Certo, fra le cause prossime e lontane del nazismo ci sono quelle che dici, e sono senz’altro le più rilevanti. Tuttavia mi pare, come fa notare anche anima silvae, che alla base di certi atteggiamenti ci sia un decisionismo a oltranza, un decisionismo che rifiuta la ragione e la riflessione come elementi inutilmente frenanti, preferendo l’azione fondata su se stessa, senza star tanto a guardare dove porta. La decisione, da parte di Hitler, di invadere l’Unione Sovietica contro il parere degli alti gradi dell’esercito ne è un esempio. E’ un tipo di comportamento che ha la sua radice nell’estetica, come fa notare sempre anima silvae. Tuttavia, paradossalmente, anche il salto nella fede di Kierkegaard ha secondo me il carattere della decisione cieca. Bisogna vedere dove si salta – ma questo non lo si può sapere prima del salto, e allora forse meglio non saltare. La mia simpatia va ai temporeggiatori romantici (sempre molto interessante ciò che dici dei romantici).
        Molto interessante anche l’excursus sul cinema tedesco degli anni venti. Purtroppo il cinema è un campo che seguo poco, e difficilmente guardo un film prima che siano passati quei quindici/vent’anni dalla sua uscita. Attualmente sono nel pieno di un trip nostalgia e mi sto rivedendo tutti i Kurosawa che trovo.
        Sui video – ascolto e recepisco quel che posso, in umile silenzio.
        Grazie ancora dell’esaurientissima risposta e a presto.

      • Grazie per la dettagliata risposta.
        Riguardo all’espansionismo degli stati ho trovato delle tesi interessanti leggendo alcune parti del libro ”Il totalitarismo” di Hannah Arendt.

        Quest’estate ho visto alcuni film di Kurosawa in un cinema all’aperto.

        Qui, qualora decidessi di dare un ascolto, trovi due traduzioni di due rispettivi dischi degli Arcade Fire, compreso quello di cui abbiamo accennato:
        https://traducocanzoni.wordpress.com/tag/arcade-fire/
        Qui sotto uno dei migliori pezzi degli Arcade Fire insieme alle immagini di uno dei migliori film della storia del cinema (l’organo è un vero organo registrato in una vecchia chiesa sconsacrata):

        I can taste the fear
        Lift me up and take me out of here
        Don’t want to fight, don’t want to die
        Just want to hear you cry

      • Ciao Renzo,
        grazie per il video e per la musica, è un pezzo mozzafiato, quasi quasi mi convince che la frase di Lenin in esergo sia condivisibile.
        I testi degli Arcade (ti ringrazio per il link, e un bravo a chi ha fatto il lavoro di traduzione) sono belli e difficili, forse troppo poeticamente sintetici per una mente un po’ irrigidita come la mia.
        L’altra sera ho visto Il trono di sangue e mi è sembrato un gran film, soprattutto la prima parte.
        Grazie ancora per tutte le suggestioni e buona domenica
        Elena

  2. Non sono all’altezza di discutere su un’argomento così profondo.
    La mia conoscenza di Kierkegaard risale ai studi del liceo.
    Quello che mi sento di dire è che oggi si punta sull’individualità, ma in effetti l’individualità intesa come unicità non esiste, sono rarissime le persone che non rinunciano a loro stessi per entrare nel globale. Oggi siamo individui nel globale, nella massa, siamo adepti della massa e della corrente che ci trascina. Kierkegaard diveva che l’uomo è libero di scegliere perchè ha la possibilità di farlo, oggi c’è la libertà, ma è solo apparente, superficiale, crediamo di esserlo ma di fatto non è così.
    Lo so il mio è un pensiero superficiale e riduttivo, vivo calata nel presente ma mi sento di dire che non ne faccio parte, per quello che posso mi sento un’individuo libero di scegliere non rinuncio a me stessa, e non entro nel campo religioso (tanto caro al filosofo) perchè andremmo per una strada davvero complessa e davvero personale.
    Grazie per questo interessante post.

    • E’ chi è all’altezza di farlo? Io sono un autodidatta :-)! Hai anche tu messo degli spunti interessanti ai quali ho cercato di rispondere rispondendo ad Elena. Qui, però, tu fai anche riferimenti interessanti all’alienazione, alla spersonalizzazione, forse alla nostalgia per epoche remote e, forse, mai esistite.

  3. Questa lettura mi si prospetta molto stimolante! Il fatto è che ho appena concluso (?) la mia fatica alchemica e se voglio fare un commento come merita il post devo riposare un po’ la mente, se no rischio di restare intrappolata in un prisma o in qualcosa di peggio. A presto

  4. Ho appena imparato dalla mia amica Alessia la tecnica del commento a puntate, e quindi: agire o pensare? Pensare, prima di agire? Se pensi passa il momento e la tua azione non ha più senso? A volte è vera quest’ultima e te ne accorgi sempre dopo.
    Date certe azioni sarebbe meglio pensarci prima, ma è da vedere come si pensa. Se uno vuole uccidersi come nell’esempio che fa il nostro allegro filosofo, io direi: prima agire, cioè andare dal medico e assumere un bel tranquillante, POI pensare. Se una volta tranquillo concludi che la vita non ha senso e non c’è niente che valga la pena, ok, vai con le lamette, o la cicuta, o qualcosa che funzioni anche prima.
    Certo la lode dell’azione impulsiva, dello schiaffo e del pugno, è tipica di chi appena può diventa fascista, nazista o quel che gli capita a tiro. Questi movimenti continuano a piacere tanto soprattutto per un fattore estetico, che è appunto questo di cui stiamo parlando. Ma secondo me non dovremmo lasciarcene influenzare.
    Lasciare a costoro gagliardetti e divise, poichè il loro agire si risolve nell’obbedire e non è questo che ci piace.
    Essendo spesso sottoposta ad estenuanti training di aggiornamento che si concretizzano in slide dai colori di sfondo scelti chiaramente da qualcuno in profonda crisi esistenziale, mi verrebbe da fare questo esperimento: somministrare, come si usa dire, all’universo umano due slide con scritte bianche su sfondo antracite: 1) fai agli altri quello che vorresti fosse fato a te stesso/a; 2) prima chiedi sempre e piace anche a lui/lei.
    Individuo e sua esaltazione
    Io ad esempio a volte compio azioni un po’ strane, ma in esse perdo ogni individualità. Lo scopo è appunto andare oltre. Io non ho un’identità per tanti motivi, il più semplice dei quali è il tempo. Quello che ero quando ho cominciato a scrivere non è più uguale. Forse anche perchè ho scritto. “Io” ho tante diverse identità quante sono le persone che me ne attribuiscono una. Se cerco di mettere insieme quelle che mi attribuiscono, risultano delle costanti, in cui di solito non mi riconosco.
    Fine prima parte….

    • Nei tuoi commenti ho visto che hai riflettuto anche tu cercando di snocciolare i vari punti di vista. Ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di rispondere a te, a Fulvia e a Elena, commentando Elena stessa.

      • Come ho letto Orfeo ed Euridice, cinema espressionismo etc. mi è andato i confusione il cervello perchè dell’una cosa devo scrivere e dell’altra ricordo tutto sia per aver avuto una passione per questi film sia per l’averci fatto la tesina alle superiori. Ma ordine e disciplina ci vuole, e quindi:
        “Capita che per spiegare l’attitudine spirituale\mentale dell’uomo romantico, si contrapponga ad esso l’uomo classico. Quest’ultimo è uomo che agisce in armonia con la natura”.
        I romantici da quel che ricordo con la natura avevano un rapporto molto stretto o almeno volevano averlo, c’erano sempre dei gran quadri di tizi visti da dietro che contemplavano montagne, Turner con i suoi mari in tempesta, il romanticismo che intendo io è lo sturm und drang insomma. E per me è ancora così. Non che sia sempre una gran bella cosa. A volte non si reggono proprio ‘sti romantici qui. Quasi sempre però meglio dell’uomo – o della donna “sentimentale che riflette e si blocca”.
        Nietzsche… non l’ho mai davvero letto. Un pezzo qua e là, qualcosa studiato a scuola, ma era una gran maletta….
        Prima che abramo fosse, io sono… è una delle mie frasi preferite. Ogni tanto la dico. Nessuno legge il vangelo e invece di internarmi si limitano ad ignorare la frase. Il tipo di super uomo o uomo migliorato che proponeva Nietzsche (faccio sempre copia e incolla, che razza di nome, fai bene tu a scrivere Nice e poche storie) non aveva bisogno di Dio, perchè era.. insegnami a mettere le immagini e capirai ancor meglio. Inoltre farai un’opera buona.

      • Vedo che la materia ribolle dentro di te: forse è il momento di un altro esperimento di alchimia, che volendo ti ricollega anche al cinema espressionista tedesco 🙂

      • Un’esplosione e una simbiosi con la natura. Un flusso di vita catturato attraverso un’opera che oltre che mentale\spirituale è un’emanazione fisica del nostro essere :-).

        P.S.: ti manda un saluto anche Stan Brakhage

  5. Prima che tu risponda concludo (e niente da fare… niente immagini. Tu come hai fatto a inserire quel video da me? E’ vero che non partiva, ma l’immagine c’era… Che complicazione).
    Allora, il filosofo K. rimpiange i bei tempi della rivoluzione, teste rotolanti e marianne a seno nudo? sono con lui. Adesso. Passato il rischio di trovarcisi in mezzo, chi non preferisce la passione alla chiacchiera sterile? Anche se la chiacchiera a me non dispiace e si vede.
    Però un buon colpo di pistola, come diceva Guccini per restare in tema decorum che K. applica al rapporto “clandestino”… è sempre un buon colpo di pistola. insomma dà le sue soddisfazioni. Come in Divorzio all’italiana per intenderci.
    Anche Guccini lo diceva in epoca pre-divorzio, o peri-divorzio, e a quello si riferiva, ovviamente non sul serio.
    “Invece del bimbo divino della decisione tacita e laconica, la generazione partorisce un infante supposto dell’intelletto, che sa le sue cose a menadito”.
    E magari! Forse la sua, di generazione! Non la nostra, non la mia che ha creduto di poter cambiare il mondo e s’è trovata col riflusso che non aveva neanche vent’anni! Prima credevo di sapere e agire insieme, sapere perchè agire, agire perchè sapevo… Alla fine dopo aver pianto 3 giorni di fila perchè la gente era stupida ho deciso che la stupida ero io e non avevo capito una sega.
    Abbiamo partorito un infante che guardava Drive in…

    • Il link qui sopra è per ora tutto quello che riesco a fare per farti vedere un’immagine di “me” in giardino… non voglio neanche pensare a che casino di commentario risulterà.

      • Ora la vado a guardare. Per quanto riguarda questioni tecniche, non sono il mio forte! Mi pare comunque che nei commenti non sia possibile attaccare direttamente immagini, io di solito faccio come hai fatto tu: ”copia-incolla” e vedo cosa viene alla luce :-).

  6. La malattia mortale….chi porta i buchi esistenziali sulla pelle si copre sempre il capo. L’individuo passionsle non può controllare la propria interiorità perchè la passione ( se la conosci) spazza via ogni razionalità. Ti buca l’anima e ne fa uscire tutto il magms e sfido io a trovar qualcuno chr sappia maneggiarla a mani nude.
    La nostra epoca è senza passione perchè gli uomini si aspettano solo di esser frustati e calpestati da donne che prendono i loro soldi per comprare scarpe con tacchi a stiletto per creare buchi ancora più profondi. Il guaio è che a nessuno di questi uomini manca il sentimento, la passione, per loro ormai questa perversione è la normalità e per le donne questo è il mestiere ideale. La disperazione è che tali uomini negano sempre di avere questa passione-adorazione per le donne che creano disperazione. Madri castranti che sventolano le bandiere della vittoria su figli sedati da donne in latex, mariti affettuosi e mai infedeli, padri premurosi e schiavi ubbidienti. La malattis mortale non fa morire affatto ma crea spine dentro le quali si aprono rose distorte.

  7. Grazie Amleta per questa e le altre risposte.
    Sei sicura che gli uomini (ragazzi) siano ancora così? A me pare che ormai vada la ”sindrome del tronista” :-).

    Ci sono donne capaci di donare la divina disperazione dei romantici?

    A volte le madri che chiami castranti generano mariti che sono tutt’altro che docili con la loro consorte. Quest’ultima per loro non sarà mai all’altezza della madre che continuano a venerare. Magari, complice un’omosessualità più o meno accettata, finiranno per diventare i tiranni della moglie e nella società è probabile anche che arriveranno ad occupare posti elevati, operando con cinismo e acidità

    In altri casi la madre castrante crea un concentrato di pulsioni lì per lì per esplodere anche contro lei stessa…

    My love’s a laboratory
    I set all my pets free
    So baby you should sleep with me

    • Grande! Poi mi spieghi come hai fatto. E grazie. Approfitto anche per accennare a quanto scrive Amleta. Tacchi a spillo e frustino! Se è così ho sbagliato tutto! Io ho solo la bacchetta di nocciolo, e da poco…. Però non mi è andata male. Sto con lo stesso uomo da tanti anni che non me li ricordo. Ci siamo indubbiamente fatti del male – se non succede mai secondo me non è un bel segno. Ma senza mancanza di rispetto. Spero.
      Però anche senza essere stata castrante (sempre spero) ho in effetti paura che mio figlio tenda a cercare nelle ragazze una specie di me stessa giovane, il che è impossibile perché conoscenza e umorismo si acquisiscono un po’ alla volta. Va a prenderci, coi figli…. Se mi darà mai dei nipoti, mi andranno bene anche in latex (foto famiglia visualizzata!).

      • La prossima volta che mi collego ti linko una canzone che parla di un (r)incontro particolare con la propria madre.
        Per quanto riguarda le questioni tecniche:

        – Opzione 1: prova a copia-incollare l’url direttamente.

        – Opzione 2: vai sul tuo editor di pubblicazione dei post, metti l’immagine come sei solita fare, copi l’Html relativo (sul mio editor c’è un’opzione per vederlo\modificarlo) e infine lo incolli nel commento. Io ho fatto così, senza aggiungere nessuna scritta o didascalia, altrimenti non funzionava.

        Opzione 3: prepara una tisana alchemica, così avrai un’effetto ”fzzzz…” con relativa nuvoletta psichedelica che, a piacere, potrai regolare a seconda della densità gradita. Così dalla foschia, più o meno espansa nello spazio e nel tempo, potranno nascere immagini reali pregne di ricordo, contigenti e allo stesso tempo metafisiche.
        Per quanto riguarda lo sfondo di solito parti metalliche di colore chiaro, per esempio, potranno risultare più scintillanti, più diafane ecc.
        Ancora può capitare l’azione spontanea di voler abbassare le palpebre, anche queste con pressione a piacere, e far fluire – come fluido\i interni – immagini che hanno la tendenza a formalizzarsi in dolci eruzioni di fontane tendenti verso i cieli. Puoi tradurre sifatte immagini in scrittura, certo accontentandoti del B\N – ma non è detto – e, bada bene, il tuo lettore certamente vedrà il segno linguistico convenzionale ma, allo stesso tempo, il nero della scrittura e il bianco della pagina finiranno per alternarsi nella visione regalando alla raffigurazione la magia ottica della figura\sfondo.
        Come vedi questo tipo di visione che tu definiresti alchemica ha una maggiore pregnanza dinamica, cinematica rispetto alle tradizionali immagini fotografiche e pittoriche .
        Non so se nel mio blog sia possibile fare simili esperimenti – ho la versione gratuita – comunque non dovrebbe risultarne nessun pericolo. In futuro, a prescindere dalla tisana alchemica, potrai riprendere questo modo di procedere mentale, psichedelico, e rivivere con piacere l’orgasmico flusso della miscelazione del tempo e dello spazio in una dimensione prismico-mentale.

        P.S.: qualora l’editor di testo non dovesse funzionare correttamente, puoi anche abbozzare qualche figura con un pezzo di carbone prelevato tuo camino: lo stesso principio della figura\sfondo donerà vita, movimento, respiro alla tua rappresentazione. Ora copio e incollo – nel commento sotto- un’immagine che mi è capitato di vedere respirare :-).

        I’AM CRAZY LIKE A MONKEY uhhhh… 🙂

        Per ora eccoti questa bella canzone tiepida in inverno, tu che certamente l’italo-disco l’hai vissuta, infatti che barba era essere sempre impegnati 😦

      • Sì, in questo secolo sto vivendo a Bologna :-). Ho anche abitato in una zona che hai citato in qualche messaggio :-): per questo ora mi viene il dubbio che certi buoni odori non provenivano solo dai cornetti del panettiere che lavorava durante la notte 🙂

  8. E qui avevo scritto un mucchio di roba che però ha dato luogo ad un wordpress error… Sono stremata per cui ti saluto Renzo, e grazie dei consigli. Diventerò una blogger vera! Marina

    • Ciao Simona,
      anche se una settimana dopo ricambio il tuo buon fine settimana.
      Il tuo ”With Love” è una bella maniera di concludere una cartolina, una lettera e mi ricorda il titolo di un album dalla Scozia che mi è piaciuto ”From Scotland with love” – King Creosote. A te questo video, spero ti piaccia:

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