Appunti su ”Orfeo Negro” (pt. Orfeo Negru, fr. Orphée Noir) – Marcel Camus, Francia-Italia-Brasile 1959


Sono di nuovo con te, Euridice; Il mio cuore è come un passero dissetato da una goccia di rugiada. Ti ringrazio, Euridice, ti ringrazio per questo nuovo giorno. Ora sei tu che mi conduci: io sono fra le tue braccia come un bambino che dorme. Quant’è dolce ascoltare il tuo respiro! So che tu mi condurrai dove devo andare. […] Ti ringrazio, Euridice: la strada che tu hai scelto è coperta di fiori. Il sole si leverà per accoglierci, amore… Canta, Euridice!

Circolarità spesso è un termine utilizzato quando si parla di narrazione, di mitologia ecc. Fa parte di un riproposto gruppo di parole con le quali si cerca di sedurre sempre alla stessa maniera l’ascoltatore/lettore. Termini che suonano significativi ma allo stesso tempo insignificanti quando non sostenuti da un’anima. Quest’ultima, almeno per quanto riguarda il film, intesa quasi come soffio divino, emanato da un corpo vibrante e che fa movere un altro corpo. Una sorta di melodia che ci colloca in una sospensione tra felicità e tristezza.

Tutto il film di Camus, appunto, è circolare e anche sospeso tra cielo e terra.

Euridice, scappata da un persecutore, giunge per mare a Rio: la sua nascita dalle acque è all’insegna della paura, quando all’improvviso vede l’uomo cieco – prima sua guida – che tuttavia conosce Rio. La città è nel periodo del carnevale e in Euridice non fa che aumentare la sensazione dello smarrimento. Presentimento di ostilità al primo incontro con Mira e nuovo riorientamento con l’altro angelo messaggero (Ermes).

Le percussioni caraibiche e in genere la musica fanno parte della fisiologia che anima Rio e anche i suoi abitanti. E così nel film, a volte, gli attori interagiscono con movenze coreutiche. Tuttavia, Euridice  inizierà a danzare solo ascoltando il vento melodico di Orfeo.

Le parole della canzone, con la quale si dice che Orfeo riesca a far sorgere il sole, sono sempre le stesse; tuttavia la brezza mossa inconsapevolmente dall’avvento in città della spaurita campagnola, ha ispirato una nuova melodia nel cuore di Orfeo. Il ferroviere prova, come al solito, a recitare le solite parole del seduttore anche con Euridice, ma ormai la ragazza ha sentito una melodia nuova, o forse è quel misto di tristezza, amore e paura che lei conteneva nel suo cuore ad essersi fatto musica. Lo stesso sentimento si trasmette nell’animo di Orfeo, ancor prima che costui senta Euridice bruciare nel suo stesso cuore. Il cantore ferroviere così matura all’amore velato di malinconia, sospeso tra cielo e terra come l’altura dove, nella casa della cugina Serafina, viene ospitata la fuggiasca Euridice.

L’altura sopra Rio è piena di presagi di vita: l’aquilone che vola in alto, l’amuleto donato dal ragazzo ad Euridice come portafortuna ecc. Vi sono anche presagi di morte: l’aquilone che si spezza e cade, l’aereo che in uno dei momenti poetici dell’amore vola in alto, verso sinistra dell’inquadratura, quasi a preannunciare una morte sublime.

Secondo le leggi naturali, Il sole deve spuntare per donare la vita. Orfeo con la sua musica prima acquieta la curiosità dei due ragazzini e rende ancora più mansueti gli animali domestici; successivamente, le note compiono il loro vero miracolo illuminando di luce il levigato e malinconico ebano del viso di Euridice, in ascolto nella stanza accanto. Così ogni tensione emotiva viene liberata nella scena dietro la casa: l’immagine di Orfeo inginocchiato accanto ad Euridice preannuncia visivamente la metafora finale del passero che si abbevera di rugiada. La ragazza diventa il sole sorto e le sue lacrime sono la rugiada che commuove e abbevera d’amore Orfeo. Siamo di fronte a un riconoscersi nella tristezza ma anche nella felicità. Allo stesso modo sublime la scena del risveglio, dopo la notte d’amore che ha acquietato le anime appena ritrovate.

orfeo e euridice

Anche Orfeo, come dicevamo sopra, è il sole appunto perché illumina il volto di Euridice. La ragazza,  a sua volta, condensa in se diversi sentimenti: la vera notte (la tristezza), infatti la cugina Serafina che nelle danza dovrebbe rappresentare la notte, in realtà è allegra e spensierata insieme al suo amore, un marinaio smemorato; allo stesso tempo Euridice è il giorno (vita, speranza), che nella danza dovrebbe essere rappresentato da Mira, la quale non è altro che il doppio femminile dell’uomo mascherato di morte che insegue Euridice. La fuggiasca è la luce che dona ad Orfeo la memoria, l’ansia del ritrovare, come se fosse per la prima volta, quell’amore che da sempre è esistito e aspettava di essere riscoperto.

Tante simmetrie e circolarità apparirebbero didascaliche se tali caratteristiche non fossero precipue della natura del mito, se non fossero sorrette da quella melodia che soffia dagli strati più profondi dell’animo. Un sentire che è una certezza come la fede, che non ha bisogno di sperimentare per credere: bugia quella dei teologi, realtà intima il sentimento amoroso. Un sentire e un riconoscersi che non può essere registrato nelle carte accatastate in cui si annotano le scomparse (o forse i traghettamenti nell’aldilà): un catasto della dimenticanza. Un sentire a cui non basta il trasporto di un rito: Orfeo scende nell’Ade tribale e non si accontenta del riflesso della voce di Euridice su di un corpo invasato. Un sentire che ancor prima non si è fatto vincere dalla vista nell’ospedale della degenerazione della festa (il viso di una donna ferita). Un sentimento che invece è la fede cieca nel messaggio portato da Ermes ad Orfeo da parte di Euridice: costei vuole essere sottratta dalla morte laica dell’obitorio. Il ferroviere musicista così può abbandonare il luogo di morte con la sua amata tra le braccia: la porta si chiude sulla camera mortuaria, alle loro spalle, come se i due amanti volessero sottrarsi alla morte che vorrebbe accomunarli anonimamente agli altri cadaveri.

Afterlife, oh my God, what an awful word
After all the breath and the dirt
And the fires that burn
And after all this time
And after all the ambulances go
And after all the hangers-on are done
Hanging on to the dead lights
Of the afterglow

[…]

But you say
Oh, when love is gone
Where does it go?
And you say
Oh, when love is gone
Where does it go?
And where do we go?
Where do we go?
Where do we go?
Where do we go?
Where do we go?
Where do we go?
Where do we go?
Where do we go?

 Il destino deve comunque compiersi e mentre Orfeo risale l’altura con Euridice tra le braccia, nel senso opposto alla sua direzione e più in alto nell’inquadratura – fuori dal film, verso una dimensione altra – i fili elettrici attraversati da un uccello procedono verso il cielo.

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Mira (trasposizione di una Baccante del mito greco) farà compiere il destino ultimo: Orfeo ed Euridice precipiteranno nel precipizio accolti da una vegetazione verde. Il film si avvia alla conclusione con i due ragazzini: il successore di Orfeo incoraggiato dalla fiducia datagli dall’altro ragazzo (forse un giovane Ermes) che la sua musica farà spuntare il sole. E così infatti avverrà che quel sole sorgendo illuminerà e farà venire avanti la nuova piccola Euridice che prima era stata relegata alle spalle. Il sole nascente non ci mostrerà nessuna lacrima sullo schermo, la sentiremo scorrere invece, quasi in un scoppio intrattenibile, dai nostri occhi che riconoscono e si commuovono all’eterno ritorno dell’amore.
Renzo Demasi

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39 thoughts on “Appunti su ”Orfeo Negro” (pt. Orfeo Negru, fr. Orphée Noir) – Marcel Camus, Francia-Italia-Brasile 1959

  1. Ciao Renzo, conosco il mito di Orfeo ed Euridice ma non avevo sentore di questo film
    E grazie a te, adesso, ho nel mio “zaino” di viandante della vita un ‘altra pietra preziosa
    Grazie davvero
    Buona serata
    Kisses
    Mistral

  2. Grazie a te di avere dedicato parte del tuo tempo alla lettura del post! – magari, una volta visto il film, se vorrai mi dirai anche le tue impressioni. Io ho scritto di getto le mie riflessioni subito dopo aver visto il film e solo ora sto facendo qualche lettura un po’ più approfondita sul mito di Orfeo.

    Come al solito – pensa è solo da due o tre giorni che comunichiamo e già dico ”al solito” 🙂 – con il tuo ”viandante della vita” rispondi poeticamente alle riflessioni che ti vengono proposte. Anche nei miti ci sono molte figure di viandanti: Edipo forse il più disperato nel suo viaggio cieco, ma per restare nel tema dell’amore, della contrapposizione tra mondo terreno e ultraterreno, mi ritorna in mente la figura di Demetra che vaga dopo il rapimento della figlia Persefone da parte di Ade, anche lo stesso Orfeo vaga tra la natura – prima e dopo la morte di Euridice – seducendo la materia organica ma anche le ombre che ”risorgono” (non per sempre) dall’oltretomba.

    Mistral, in futuro mi ricollegherò, commentando l’ultimo album degli Arcade Fire, al mito di Orfeo e anche al tipo di rapporto che si instaura sulla rete.
    Ora anche tu ”ombreflessuose” (Euridice stessa nel mito appare ad Orfeo spesso come un’ombra sfuggevole) forse sei stata parte della natura ”sedotta” dalla musica di Orfeo – ti sei flessa a raccogliere il narciso fattosi musica che Orfeo ti offriva. Magari coltivi nel cuore la memoria del tuo cantore che ti ispira poesia e seduci – imprigionata volontariamente al ricordo del tuo amore – quanti, richiamati dai tuoi versi, si soffermano sul tuo blog. Sei un po’ una rivisitazione del mito al contrario: imprigionata tra ”prismi” di pixel richiami nel tuo regno Orfeo. E dalla morte ricrei la vita…

  3. Renzo, j’ai lu avec plaisir votre texte. Il y a bien des années, j’ai vu le film au cinéma.
    Un film triste mais magnifique et une musique de toute beauté avec des acteurs superbes.
    Je me souviens avoir été très émue.
    Bel après-midi 😉

    • Mme Denise, je suis heureux que vous avez lu mon texte sur le film réalisé par Camus. Malheureusement j’ai vu ” Orfeo negro ” sur mon pc, donc j’espère de voir un jour le film sur le grand écran de la cinémathèque de Bologna, pour ”absorber ” mieux les vibrations de la musique, la beauté du paysage de Rio, en général le bonheur et la tristesse du film – pardon puor mon fr. 😦

      Belle Nuit,
      Renzo

      PS: J’aime le cinéma français !

  4. Merci Renzo pour votre gentille réponse. En effet, dans une salle de cinéma, ce film vaut la peine de le voir car comme vous le dites, nous sentons mieux les vibrations de tout et surtout la musique.
    Renzo, je vous mets à l’aise pour une prochaine fois, dites tout simplement Denise mais j’apprécie beaucoup votre délicatesse 🙂
    Belle après-midi à vous et ne vous excusez pas pour votre français. C’est très bien et bravo!

    • Denise (simplement :-)), j’ai vu que vous aimez la musique ! Alors pour vous cette chanson de Arcade Fire inspiré par le film de Camus. Aussi cette chanson pour vous dire Belle Nuit:- ”Here Comes the Night Time”:

      • Bonjour Renzo, un grand merci pour votre gentille attention. En effet, j’aime beaucoup la musique et le morceau choisi me plaît beaucoup 🙂 J’apprécie.
        Je vous souhaite un bel après-midi à Bologne. Chez nous, il pleut.
        Bien cordialement.

  5. Ciao Rossella, stavo giusto ”sorvolando” ora sul tuo blog e,oltre alle tue poesie, vedendo citati Pessoa e Hesse non potevo non soffermarmi. Poi tutto quell’immaginario fatto di chicchi di melagrana, profumo di uva, mare…Suvvia ti sembra una cosa giusta tentare i nostri cuori ”accrepuscolati” nell’inverno con un immaginario così passionale 🙂

    Sì, il film è tratto dall’opera teatrale di Moraes – che purtroppo non ho letto – ed è stato diretto da Marcel Camus. La magnifica colonna sonora è appunto di Jobim.

    Rossella sono anche io felice di conoscerti – vedo che anche tu dialoghi con Mistral: belle le vostre poesie!

      • Ciao Rossella, purtroppo ancora non ho avuto modo di dare una ” leggiucchiata” alle poesie né di ascoltare qualche canzone di de Moraes. La tua curiosità mi ha incuriosito :-): su dammi qualche spunto! Dalla tua foto piccina vedo grazie al tuo sorriso e i tuoi capelli come un sole e una brezza che sembrano innalzarsi dai luoghi abitati dalla poesia di de Moraes:-)

      • Ciao Renzo
        Vinicius de Moraes conobbe Ungaretti all’università di San Paolo negli anni in cui il poeta tenne la cattedra di letteratura. Nacque una grande amicizia tra loro, Vinicius tradurrà Ungaretti e, Ungaretti tradurrà Vinicius…A seguito di un regime politico ostile, Vinicius ed altri esponenti della cultura brasiliana (anche Chico Buarque de Hollanda), giungono in Europa negli anni sessanta. A Roma rivede ‘Unga’ ed insieme danno vita ad un lavoro poetico musicale molto bello: “la vita, amico, e’ l’arte dell’incontro”….ecco, io comincerei ad ascoltare quel disco, dove poesia e musica si fondono…
        (Continua? Spero ti piaccia il genere)
        A presto

      • Grazie Rossella per le informazioni dettagliate e il suggerimento musicale. Spero di riuscire presto ad ascoltare qualche brano dal disco che mi indichi, anche perché qualche gruppo rock che mi piace, ad esempio gli Arcade Fire e i Metronomy, in qualche loro pezzo hanno attinto alle atmosfere della bossa nova.

        In realtà all’uscita dell’ultimo album degli Arcade Fire ( ”Reflektor”, 2013) avevo fatto una piccola escursione nella musica caraibica, visto che appunto il lavoro dei canadesi si rifà – in modo originale – a certe atmosfere musicali. Poi anche la stessa colonna sonora del film ”Orfeo Negro”, composta da Jobim, mi ha fatto intuire il contesto artistico e poetico di de Moraes, che tu sembra conoscere bene ed amare.

        Ancora, grazie al tuo spunto, mi sono appena ricordato che nel film ”Un uomo, una donna” di Lelouch – che ho visto la settimana scorsa – ci sono due canzoni di de Moraes.

      • Diciamo che sei riuscita a far scattare nella mia testa vari collegamenti… Ecco come si spiega anche l’impressione di solarità e libertà che avevo associato alla tua immagine: nel film di Lelouch, che ti ho appena citato, le canzoni di de Moraes sono combinate con delle immagini che mostrano una coppia felice mentre galoppa sui dei cavalli bianchi tra le canne della Camargue 🙂

      • Per la verità si, sono una persona solare, che è diverso dall’essere felici però…forse la bossa nova che è felicità e tristezza e ‘saudade’ insieme, e’ l’unico genere musicale in cui ritrovo i miei stati d’animo…
        Bello quel film, anche a me piace Lelouch…

      • Infatti anche io in verità con solare non intendevo quelle persone che sempre e per forza debbano mostrarsi simpatiche e felici… Comprendo lo stato d’animo che mi descrivi: un’energia vitale, una felicità che si raggomitola anche in dei brividi di tristezza dolce.

        Ho visto solo qualche film di Lelouch, ricordo che mi era piaciuto ” Angenzia matrimoniale A”

      • Rossella, qui il discorso si sta facendo interessante! 🙂
        Ancora non ho visto questi ultimi titoli che mi citi; per quanto riguarda Les Miserables, vorrei prima leggere la grande opera d’arte di Hugo.
        Mi sembra che tu sia appassionata anche a Lelouch ! Io amo il cinema francese e ultimamente sto recuperando qualche film della ”Nouvelle Vague” che mi mancava, tuttavia mi sto rifacendo anche con Lelouch. In videoteca ho preso ”Una vita non basta”, ”Viva la Vita” e li ho visti.
        Con te avevamo parlato dell’essere madri, non so se hai visto ”Una vita non basta”, comunque nella pellicola il personaggio interpretato da Belmondo, alla fine del film, sembra ritrovare nella natura africana e nella leonessa quella madre che lo aveva abbandonato alle giostre. Di ”Una vita non basta”, come in genere in altri film francesi, ho anche apprezzato la capacità che hanno queste opere di farti contemporaneamente piangere e sorridere in una stessa scena. Sempre il personaggio di Belmondo mi ha colpito per il modo di vivere l’esistenza da artista – nonostante dica che lui crede solo alla matematica – , di rimanere fedele al suo animo ludico seppur sia riuscito a relizzarsi. Anche ”Viva la vita” mi è piaciuto ed ho apprezzato il grande lavoro di sceneggiatura, tutto il lavoro di ”mise en abyme” – direbbero quelli che se ne intedono di retorica del cinema 🙂 – con il quale Lelouch è riuscito a immergere il film nel sogno e viceversa, a confondere i desideri e le psicologie a partire da un personaggio – mi fermo qui, magari se non hai visto il film rischierei di anticiparti il contenuto :-).
        Sicuramente su Legrand non ti sbagli! Non so se lo sai, ora una sua nipote che vive negli Usa ha un gruppo Dream Pop, i Beach House… Se ti interessa poi magari ti indico qualche canzone. Per ora invece vorrei proporti una canzone di un altro gruppo Dream Pop, i Wild Nothing, montata su un pezzo di cortometraggio girato da un regista francese. Il cortometraggio non è appunto tutto ma è lo stesso commuovente, guardalo fino alla fine:

        P.S. : molto producente questa conversazione con te! Spero avremo modo di farne delle altre 🙂

      • Sei una risorsa infinita, e grazie! Cercherò la nipote di Legrand e aspetto altre tue indicazioni. Il cinema francese lo adoro, ho visto il film con Belmondo e condivido, nel ricordo ora più nitido, la tua critica. Les miserables guardalo a prescindere dall’opera di Hugo: si è ispirato ma l’ha ambientato durante la persecuzione degli ebrei, ritorna il tema di Bolero (les unes et les autres).
        Da profana, e puoi correggermi senz’altro: non mi piace particolarmente il trucco e la luce in certi film di Lelouch.
        Caro Renzo, hai scelto Orfeo negro come esordio: chi ti lascia più!!!!
        Certo che converseremo ancora, ogni volta che vorrai!
        Grazie, a presto!

      • Rossella piano piano cercherò di vedere tutti i film di Lelouch 🙂
        Per esprimere un giudizio di gusto – che si può sempre rettificare fruendo magari in un altro stato d’animo l’opera – non si tratta di essere profani o meno… A me piace più parlare con le persone appassionate che con quelle ”super-competenti”. Dai film che ho visto di Lelouch e di cui ti ho parlato brevemente mi pare che lui rientri nell’attitudine del cinema francese fatto di autori che hanno ognuno la propria peculiarità ma che allo stesso tempo hanno in comune il saper sfruttare in modo creativo le scarse risorse economiche per la produzione del film. Non sono esperto di tecnica cinematografica, comunque nel cinema di Lelouch – tieni conto dei pochi film che ho visto – si nota subito l’ ”artigianalità”, quindi non un trucco o una luce usati, come in molti film americani, come mero spettacolo. Le pellicole di Lelouch, grazie a quanto appena detto, mi sembrano trasmettere a livello visivo una patina nostalgica, una gioia e una stretta al cuore per la vita. Anche lo scintillio del mare nelle scene di ”Una vita non basta”, secondo me, trasmette bene il flusso, il bagliore vitale, la luce chiara ma allo stesso tempo imperscrutabile del nascere e del rinascere.

        La canzone dei Wild Nothing è ”Chinatown” – è appunto quella del video che ho incollato qui stesso.

        Visto che ti avevo detto dei Beach House e ti ho appena detto sul nascere e rinascere, eccoti un video del duo di Baltimora che affronta questa tematica:

      • Appena visto Chinatown e Live in dreams e…sempre grazie, a te.
        La morsa nostalgica di cui parli e’ vera: les unes et les autres ( bolero) nel mio cuore sempre.
        Live in dreams, il video e’ molto bello, sto vivendo un’evoluzione del gusto musicale!!!

      • Sì, ”Live in dreams” piace pure a me!
        Spero di vedere presto gli altri film che mi hai citato, magari, appena visti, ti farò sapere 🙂
        Sarebbe bello poter aprire un post su qualche film visto di recente da più persone – sicuramente ci vorrebbe più tempo a disposizione – comunque anche queste breve discussioni improvvisate sono piacevoli.

        Buona Serata

        P.S. : la prossima volta – oltre all’aroma del mare delle tue parti – se vorrai portare l’aroma, altrettanto buona, del vostro caffè sappi che è ben gradita… Rossella non ne sto approfittando! 🙂 …Ma se i film, le opere teatrali – insomma tutte le varie declinazioni del mito di Orfeo – non sono riuscite a far riunire i due amanti sulla terra, ammetterai che a noi – più modestamente – ci sarà pur concesso di tentare questa resurrezione con un caffé 🙂

    • Denise, vous êtes très gentile et votre souhait me rappelle une citation de Hesse:

      ””Le piccole gioie, non quelle grandi, ci servono da sollievo e da conforto quotidiano”

      J’essaie de traduire en français: 😦 🙂

      ”Il faut avoir de petits bonheurs, pas de grands, pour avoir soulagement et consolation tous les jours”

      Denise mervelleux Noël a vous 🙂

  6. Era un paese di nuvole e fiori, la Tracia dove abitavano, e lei non ne ricordava nient’altro, nessuna sodaglia o radura o petraia, solo nuvole in corsa sulla sua fronte e manciate di petali, quando li strappava dal terreno coi pugni, nel momento del piacere. Giaceva con lui sotto un’ampia coppa di cielo, su un letto di foglie e di vento, mirando fra le ciglia in lacrime profili d’alberi vacillare, udendo un frangente lontano battere la scogliera, una cerva bramire nel sottobosco. Si asciugava gli occhi col dorso della mano, li riapriva. Lui glieli chiudeva con un dito e cantava. Ecco già si fa sera, ora negli orti l’oro dei vespri s’imbruna, la luna s’elargisce dai monti, palpita intirizzita fra le dita verdi dell’araucaria…Euridice, Euridice! E lei gli posava la guancia sul petto, vi origliava uno stormire di radici, e battiti, anche, battiti lunghi d’un cuore d’animale o di un dio (da ”Il ritorno di Euridice, Bufalino)

    • Mistral grazie!
      Come puoi vedere sopra ho sostituito tutto con una sensuale descrizione della passione di Euridice tratta da una delle rielaborazioni più recenti del mito.
      Potrei mettere qualche pezzo ancora degli Arcade Fire, ma quasi sicuramente dedicherò all’album del gruppo canadese, ispirato al mito di Orfeo, un articolo o comunque riprenderò questo mito aggiungendovi delle canzoni. Per ora ecco questa splendida canzone di A. Bird:

  7. A wonderful synopsis, Renzo ⭐ !… I have heard of this film… As a matter of fact, I did when I posted about Orpheus & Eurydice….. The feedback on the movie was really good and your post now makes me want to watch it…. I’ll be adding it to my list then… Thanks & have a wonderful week ahead. Aquileana 😀

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